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Tour del nord, giorno 2: da Sukhotai attraverso Phrae verso Chiang Rai

La giornata inizia all'alba al Parco Storico di Sukhotai che accoglie le rovine della prima, gloriosa capitale del regno Kmeer: il complesso Wat Mahathat. É possibile affittare una bicicletta scassata e fare il giro delle rovine del parco in bicicletta: è davvero funzionale e rilassante. L'atmosfera è serena, l'aria pulita e fino alle nove del mattino il caldo non é ancora troppo soffocante. Le rovine dei vari templi distribuite tra gli splendidi laghetti di orchidee e canali d'acqua sono un esempio di antichissima architettura Kmeer di prima epoca induista risalenti al XIII sec. a.C.

I Buddha (che possono essere raffigurati in 88 posizioni) qui sono frequentemente in piedi, con la mano destra alzata in segno di pace e tranquillità;

le pagode in stile cingalese mostrano la tipica forma fallica con forme allungate verso l'alto a simboleggiare l'elevazione spirituale, e un fiore di loto chiuso o un chicco di riso sull'estremità più alta. Il parco è un luogo etereo, surreale, in cui si respira un'atmosfera di spiritualità che ho avvertito maggiormente rispetto ad Ayutthaya. Lasciate le bici, a pochi distanza in auto si trova il "mondo" quadrangolare che delimita il tempio Wat Sri Chum: una splendida statua di Buddha in stile antico alta 15 metri, che ancora mantiene l'unghia e la mano destra dorate.

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Si riparte, quindi, in direzione di Phrae, un tempo Wiang Kosai ("panno di seta"), soprannominata il "Segreto meglio custodito del nord della Thailandia". Sulla strada incontriamo un tempio, costruito in realtà negli anni Novanta, dove si staglia sontuoso un Buddha effeminato e sdraiato di dimensioni enormi.

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Phrae, invece, é famosa per il pregiato legno qualità teak, con cui gli abitanti della zona erano soliti costruire case sopraelevate su palafitte a causa della frequenza delle alluvioni durante il periodo monsonico. Infatti, visitiamo la Bhan Pratap Jai, casa tradizionale costruita interamente in legno teak e successivamente resa museo in onore del proprietario, ex ministro dell'Agricoltura thailandese poi divenuto senatore, anche se di fatto contiene solo foto della famiglia reale.

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Quindi, ci dirigiamo a pranzo. In Thailandia, a seconda della località cambia il tipo di cucina, come da noi: in questa zona, rispetto a Bangkok, il cibo è solitamente più piccante.
Il menù consta zuppa con maiale, porro e latte di cocco (buonissima); maiale in agrodolce con ananas; maiale con anacardi, verdure, tofu e soia; manzo in salsa d'ostrica. Immancabile il riso Thai al curry e dei piccoli involtini primavera serviti con salsa di albicocca e miele, ripieni non solo di germogli di soia ma anche di un pezzetto di carne dal sapore un pò affumicato. Nel complesso, risultano pietanze dal gusto più fumé, piccante e a parer mio sgradevole rispetto alla regione di Bangkok. Comunque, le specialità della zona includono frattaglie di porco e placenta di manzo (infatti, in questa zona più vicina a Laos e Cambogia sono presenti la maggior parte delle mucche della Thailandia e, fuori dalla stagione monsonica, si consumano anche uova di formica).

Qui finalmente assaggiamo anche la Giava, un frutto che, contrariamente al suo succo, risulta un pò inutile e duro. Il mango è sempre strepitoso.

Poichè Phrae è anche famosa per la produzione di Mo-Hom, indumenti in cotone rigorosamente blu, rinomati in tutta la Thailandia, ci dirigiamo presso un'azienda familiare per una dimostrazione della produzione rigorosamente a mano. Più ci si avvicina al nord, più gli abiti risentono dell'influenza stilistica cinese: il classico collo alla coreana, unisex altrove, qui é sostituito per le donne da un collo trasversale con tre piccoli bottoni. I pantaloni permangono sotto il ginocchio con un pezzo di stoffa che si ripiega sul pube chiuso da una cintura, e le gonne lunghe hanno l'allacciamento laterale.

Gli indumenti di cotone bianco vengono impressi con uno stampo in cera o parafina contenente la trama scelta per il capo di vestiario. Quindi, vengono intinti più volte in una mistura composta dall'estratto di una pianta locale lasciato a bagno in una mistura di acqua e cenere. Dopo la colorazione nella tintura blu così ottenuta, che può creare diverse tonalità di blu a seconda del tempo di posa, il panno viene lavato per togliere via gli stampi di cera che, a mo' di stencil, hanno preservato la parte soggiacente bianca, creando una trama. Adiacente troverete il negozio con solo capi unici, dal vestiario alle tovaglie, di buona qualità. Una camicia si aggira sui 400 bath circa, le tovaglie 600 bath, tutti pezzi unici e ben poco trattabili. In caso decidiate di acquistare, ricordate di lavare il capo da solo le prime volte, preferibilmente a mano, perchè sicuramente rilascerà blu per un bel pò di tempo.

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Proseguiamo verso Chang Rai ("Città di Dio") e le montagne dove Thailandia, Cambogia e Laos si incontrano sulle rive del fiume Maekong. La vegetazione si fa sempre più rigogliosa e la giungla selvaggia e fluviale di Sukhotai e Phrae viene sostituita da piantagioni di ogni tipo: bananitos, frutti tropicali, tabacco e le immancabili risaie, dove al tramonto (che qui, vicino all'equatore, ad agosto inizia alle 18 fino circa alle 19) il sole luccica nell'acqua tra i ciuffetti verdi e i cappelli di paglia dei raccoglitori di riso thai.

Il tragitto durerà quasi 4 ore per percorrere 200 km, visto che in Thailandia le autostrade non si pagano ma c' è il limite tassativo degli 80 km/h. Per spezzare il viaggio, a circa 90 km da Chang Rai ci fermiamo in un mercatino alimentare locale. Con spirito d'avventura, mi lancio all'assaggio di delizie locali ancora inesplorate: un grillo, uno scarabeo e l'ultimo frutto ancora inassaggiato: il Durian (all'esterno ha la forma di una sorta di ananas con punte squadrate che, pazientemente, i thailandesi puliscono con tanta fatica e il rischio di pungersi).

Gli insetti fritti, a parte lo schifo culturalmente connotato, sanno solo di fritto: come delle patatine al mais fritte, nulla più. Il durian ha un sapore fumoso e vagamente rancido, l'ho trovato immangiabile: chi volesse provare, sappia che é incredibilmente burroso, calorico e lascia l'alito pesante, a parer mio non ne vale la pena. Per rinfrancare lo spirito, faccio una passeggiata tra le allettanti delizie locali: placenta di vitello, frattaglie di squalo, rane con le viscere in bella vista e numerosa frutta e verdura.

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Ripartiamo alla volta del grande nord, satolli e stanchi della troppa immobilità, verso Chang Rai. L'hotel é centrale e Chiang Rai offre un bazaar notturno raggiungibile con i tuk-tuk o in taxi, nella parte occidentale della città. Qui troverete anche numerosi locali che, in tipico stile thai, proporranno musica dal vivo oppure spettacoli di drag queens e transessuali.

Anche qui, la mancanza di tempo che mi ha indotto a scegliere un tour organizzato (che, se decente e privo di pacchi, esiste solo a 4 o 5 stelle) mi porta alla Luna Resort. Come sempre, un'oasi esteticamente con personale squisito che addirittura parla qualche misera parola di inglese, seppur non fornisca tutti i servizi da hotel a 5 stelle contemplati sul sito internet. Chi viaggia da solo può arrangiarsi diversamente: la scelta di alloggi è sicuramente più ricca rispetto a Sukhotai, ma si tenga comunque presente che un 3 stelle Thailandese corrisponde a un “non classificabile” europeo!

Grazia