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Tour del nord, giorno 3: Chang Rai, i villaggi K'meer e le “Donne Giraffa”, il Traingolo d'Oro, il fiume Maekong, Ban Dam la “Casa Nera”, Wat Rong Khun il “Tempio Bianco”. Chiang Mai by night. 

Di buon mattino, ci inoltriamo nella florida vegetazione pluviale verso i villaggi delle popolazioni K'meer, tra cui le famosissime Karen Padong, o "Donne Giraffa". Le popolazioni K'meer, in origine nomadi, fuggirono dalle guerre in Laos e Cambogia secoli fa, rifugiandosi in Thailandia. Nonostante il tentativo di rimpatrio a opera del governo Thailandese, avvenuto una trentina di anni fa, alcuni membri delle seconde generazioni sono diventati stanziali e vivono nelle pianure fluviali tra Chang Rai e Chang Mai. In queste pianure una volta si coltivava oppio e tabacco: oggi, il Governo dà incentivi agricoli per piantare fragole,riso e canna da zucchero, all'interno di un più ampio progetto di promozione della salute e rivalutazione sanitaria del territorio. Le popolazioni tribali ivi residenti sono pacifiche, di diversi usi e costumi; ormai hanno creato un micro cosmo di villaggi simpatizzando con i turisti, che offrono loro sostentamento comprando gli splendidi manufatti che propongono. Quindi, se in principio vivevano di caccia e pastorizia operate sopratutto dagli uomini, ora anche le donne contribuiscono all'economia del villaggio producendo oggetti artigianali di ottima fattura. Qualcosa guadagnano anche con le mance che i turisti lasciano loro per fotografarle.

 

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Di prima mattina si gode bene del romanticismo violento provocato da questa lussuriosa natura. Faccio amicizia con le "Donne Giraffa", facendomi truccare dalle bambine e acquistando qualche sciarpa che un'anziana tesse per me di fronte ai miei occhi. Se volete sapere perché portano queli anelli al collo e alle gambe, oltre che numerose altre notizie di queste tribù che qui vi ho solo accennato, vi consiglio di visitare il Museo dell'Oppio sulle rive del Maekong (più avanti nella giornata). In alternativa, potete commentare qua sotto o scriverci una mail, ma per correttezza (e anche per lasciarvi un po' di gusto della scoperta), non lo scriverò qui.

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Per l'appunto ripartiamo verso il "Triangolo d'Oro", celebre luogo lungo il fiume Maekhong in cui la Thailandia incontra la Birmania e il Laos.
Visitiamo il museo dell'Oppio, che ripercorre la storia dei traffici internazionali e delle tribù migranti.

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Proseguiamo per una minicrociera a bordo delle “long tail”, tipiche motolance locali, navigando sul fiume Maekhong. In Thailandia non tanto, ma in Laos i cinesi hanno costruito sulle rive moltissimi hotel-casinò... il trionfo del capitalismo di cattivo gusto. Scavalliamo in Laos giusto due ore, visitando un villaggio commerciale laotiano, Don Sao. Tra la merce di marca contraffatta (alcuna in maniera esemplare, seppur di qualità scadente) e gli alcolici rinvigorenti dai più svariati ingredienti (testa di cobra, testicoli di tigre, placenta...), trascorriamo il nostro tempo in serenità. Per fortuna, quest'anno il monsone non passa dalla Thailandia, sicché c'é caldo e umido ma non piove.

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Dopo il pranzo a Thaton, ci aspetta il pomeriggio di viaggio più intenso, tra Chang Rai e la montuosa Chang Mai, più di 300 km con limite massimo di velocità a 80 km/h. In Thailandia, le autostrade sono nuove e gratuite, ma i limiti di velocità proibitivi.

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Facciamo solo due soste: la prima, per visitare Ban Dam, la "Casa Nera", costruita da un commerciante e collezionista con lo stile di un museo: di colore completamente nero, é incredibilmente kitch e non vale più di 10 minuti di tempo, forse neanche quelli.

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La seconda sosta consente la visita al Wat Rong Khun o "Tempio Bianco", in stile Thai moderno e unico nel suo genere. Questo é davvero divertente: quando il tempio antico fu bruciato dalle fiamme, un ingegnoso artista si offrì di sostituirlo con struttura cementizia di colore bianco ed intarsiata di specchi, incredibilmente pop. Murales e fumetti, cosplay e personaggi di cultura popolare vanno a costruire storie mischiandosi a personaggi sacri, in una mixture innovativa e accattivante anche per chi é strenuamente laico.

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Arrivo a Chiang Mai, citta' chiamata la “Rosa del Nord". Al contrario del mio gruppo, il mio fantastico agente di viaggio ha accolto la mia richiesta di un hotel in pieno centro. Instancabile, dopo una bevutina e una doccia esco per visitare il famosissimo night bazaar di Chang Mai. E non dico altro se non: fatelo. La merce di manifattura locale è ottima, nel prezzo e nella qualità, sopratutto i pantaloni di cotone o rayton (una stoffa locale a metà tra cotone e seta). L'atmosfera è giocosa e ospitale, e nel mercato coperto potrete degustare ottime specialità mangerecce oppure divertirvi a cantare dal vivo su palchi “free performance” per i cittadini e gli avventori. I taxi sono camioncini rossi o tuk-tuk. Le sete per la casa e il legno teak si mischiano alla creatività della popolazione con risultati davvero originali. La Milano della Thailandia, ben meno globalizzata e commerciale di Bangkok, offre veramente qualcosa di inestimabile. Attenzione, però: non è un'isola né un luogo di divertimento all'europea... i Thailandesi vanno a letto presto e non bevono alcolici decenti, quindi vi sconsiglio di cercare un pub. A mezzanotte massimo chiude tutto, quindi è preferibile gironzolare con una bella noce di cocco fresca da cui bere il latte, contrattando con gli accoglientissimi cittadini.

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Grazia