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Tour del nord, giorno 4: Chang Mai Mae Tae Elephant Park, la fabbrica degli ombrelli di carta e il campo di orchidee. Wat Phrathat Doi Suthep (“Tempio sulla Collina”).

Alle prime luci dell'alba lasciamo la città e ci inoltriamo nella foresta tropicale, verso il Mae Tae Elephant Park: trattasi di una clinica di allevamento e cura di elefanti, in cui faremo una gita a dorso di elefante e assisteremo a uno spettacolo.

Per non contrariare eccessivamente gli animalisti, la mia guida ha specificato che buona parte del ricavato viene devoluto nel mantenimento degli elefanti, sia sani (ogni elefante si nutre di svariate tonnellate di cibo e acqua in un giorno) sia malati (le cure possono costare moltissimo, sopratutto se di importazione). In effetti, il parco fa una buona impressione: gli elefanti sembrano in salute e gli allevatori molto gentili. La gita a dorso di elefante, passando in mezzo al fiume, é suggestiva e si monta a coppie sul dorso del proprio animale.

 

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 Nel mio caso, apro la fila ma vengo presto superata da tutto il gruppo: la mia elefantina deve essere adolescente o si é svegliata male, oggi di attraversare il fiume non sembra averne affatto voglia. Siccome il conducente non la percuote (meno male), ci mettiamo un secolo, ma questo mi consente di godermi per bene il panorama. Gli elefanti Thai hanno il corpo più piccolo e la testa più grossa di quelli africani, sono molto intelligenti e dolci. Nel tragitto, incrociamo anche alcune specie di maestosi buoi da soma, una varietà Thai di cui non ricordo il nome, che trainano i pesanti carri contenenti le tonnellate di cibo destinate alle proboscidi.

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In particolare alle stars dello spettacolo cui assistiamo, su cui non mi soffermerò per non guastarvi la sorpresa (ma, che siate contrari o meno, vedere un elefante dipingere o fare altri numeri spettacolari é incredibile).

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Finito lo spettacolo, ci muoviamo in direzione del meraviglioso parco di Doi Suthep, riserva naturale più grande della Thailandia. Nel tragitto, sono previste tre soste. La prima, al campo di coltivazione delle orchidee.

 

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Qui vengono coltivate centinaia di varietà di orchidee, da cui estraggono anche essenze per i profumi o bellissimi gioielli grazie alla cristallizzazione o plastificazione dei fiori stessi. Inoltre, all'interno della struttura vengono allevate anche farfalle, di moltissime varietà diverse, in un'area apposita e meravigliosa.

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 La seconda sosta, da me la più attesa, è alla fabbrica artigianale di ombrelli di carta. Se volete un ombrello o un ventaglio in stile thai, su carta impermeabile oppure decorativo, completamente realizzato a mano secondo la tradizione, dovete venire a Chang Mai. Seguono ancora le procedure tradizionali e realizzano ombrelli e ventagli resistenti con telaio in legno tek, completamente dipinti a mano, di qualsiasi dimensione.

 

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Tutto il procedimento é svolto, in maniera illustrativa, sotto i vostri occhi: ciò consente anche di ordinare qualcosa di personalizzato che gli artigiani eseguiranno sul momento, sicché se voleste un ventaglio con la vostra faccia ritratta sopra potreste vederlo realizzare in un'oretta.

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Inoltre, negli anni si sono aggiornati e ora producono anche porta smartphone, porta tablet e porta pc, più innumerevoli altri oggetti. I prezzi sono onesti, ovviamente più alti che nei mercati ma sulla qualità non c'é paragone (la mia guida girava ancora con un ombrello prodotto trent'anni prima proprio lì, intonso).

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Ultima sosta prima di pranzo è la fabbrica della seta, anche qui tradizionalmente artigianale. Poiché sono già stata nella pianura padana (nostra eccellenza made in Italy) e nella Cappadocia turca (clicca qui per l'articolo), non mi colpisce molto, fatta eccezione dei bachi da seta gialli e delle artigiane instancabili.

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Il negozio è molto bello: i capi proposti sono di qualità alta e tagli variegati, dal classico all'eccentrico, adatti ad ogni occasione e modaioli. Il prezzo, per gli interessati, é fisso ma molto conveniente.

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Nel pomeriggio visitiamo il Wat Phrathat Doi Suthep, noto come il "Tempio sulla Collina", il più sacro della città. Attorno a noi, la sconfinata riserva naturale, dove chi avesse tempo potrebbe perdersi a passeggiare tra la natura.

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Noi, invece, ci dirigiamo verso la collezione di Buddha e campane più famosa del nord thailandese. Ci sono circa 300 gradini da salire, si trova a 1.056 metri di altezza. Dato che a me non piacciono le cose “nuove”, pur in stile antico, l'ho trovato molto artificioso e non mi è piaciuto granché. Aldilà della processione tradizionale dei pellegrini, suggestiva e incrociata per caso, un bel tuffo nei costumi religioni buddhisti.

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Però, raccoglie delle eccellenze: bellissimi affreschi e Buddha, con annessa possibilità di parlare con il monaco

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una collezione di campane antiche di dimensioni e suoni diversi, libri sacri originali e, all'esterno, una meravigliosa vista sull'intera città.

 

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Per l'ultima sera in gruppo, ci godiamo una cena in stile Thai, seduti sulle ginocchia e accompagnata da danze tradizionali con ventagli e ombrelli di carta.

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Grazia